È concentrato sulla Cronobiologia e sui ritmi sonno-veglia uno degli esperimenti che il capitano Samantha Cristoforetti eseguirà sulla Stazione Spaziale Internazionale (Iss) in condizioni di microgravità, uno studio che andrà ad interfacciarsi con quello condotto dal ricercatore ferrarese Paolo Zamboni sul circolo venoso cerebrale.

prof_manfrediniL’equipe che raccoglierà i dati è guidata dal professor Roberto Manfredini, professore ordinario di Medicina Interna del nostro ateneo e direttore dell’Unità Operativa di Clinica Medica dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Sant’Anna, a Cona (oltre che membro del Comitato Scientifico di Delphi International) . «Studieremo anche noi – annuncia Manfredini – insieme al team del professor Paolo Zamboni, il circolo venoso centrale, sul quale si conosce abbastanza poco poiché è notevolmente influenzato dalla forza di gravità».

Ma pressione e gravità sono varianti che sulla Terra non possono portare a misurazioni precise, a differenza di quanto può avvenire nello spazio. «Per noi tutti i ritmi circadiani sono dettati dal fatto che la terra ruota attorno al proprio asse in circa 24 ore – spiega Manfredini – In realtà quando sei in orbita a 28 mila chilometri l’ora giri intorno alla terra 15 o 18 volte al giorno e non si ha la sincronizzazione luce buio, ma un ritmo endogeno detto “free running”, scoperto grazie all’attività di ricercatori che sono stati in caverna per sei mesi, non esposti ai sincronizzatori di luce e buio della nostra vita quotidiana. L’ipotesi, quindi, è che anche nello spazio sia possibile che il ritmo con cui si organizzano le funzioni biologiche sia quello classico circadiano endogeno all’organismo». Ma anche l’attività e il riposo sono ritmi importanti.

«La guardia notturna, ad esempio, si sincronizza con un ritmo tutto suo, di luce e buio, dove il buio è attività e luce riposo – prosegue Manfredini – Se si volesse dire esattamente qual è il turno ideale per l’organismo, ma non per il soggetto, il turno deve essere breve, massimo di quattro ore, perché se l’organismo ha il tempo di adattarsi insorgono le patologie da desincronizzazione. Quattro ore di attività e quattro di riposo, quello che veniva chiamato “turno della marina militare di sua maestà britannica” applicato a tutte le marine militari del mondo è quello che fa Samantha nello spazio, lavorando comunque 12 ore con altrettante di riposo. Abbiamo stabilito con lei di raccogliere i dati in base alle attività che sta eseguendo per il professor Zamboni, analizzando gli stessi durante un turno di riposo e uno di attività. Due momenti diversi in cui vedremo se il sincronizzatore di attività-riposo sulla fisiologia del circolo venoso modifica o meno. Potremo quindi vedere se i sincronizzatori attività – riposo sono in grado di modificare o meno la circolazione cerebrale, posto che si è in condizioni dove la forza gravità non modifica il tono venoso, esperimento che sulla terra non si potrebbe eseguire. E questi sono dati nuovi, che non conosciamo».

Se le rilevazioni effettuate grazie alla collaborazione di “Astrosamantha” saranno confortanti si potrà segnare un altro passo in avanti nello studio dei ritmi circadiani dettati dal ritmo sonno – veglia.

Un’altra specificità da attribuire alla Scuola di Medicina ferrarese.